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NUOTO

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Giuseppe Bovi - Fabio Bovi

UN TUFFO NELLA PLURALITA'

 

" L'educazione acquatica come processo di formazione consapevole della

personalità del fanciullo"

 

Editrice Società Stampa Sportiva - Roma

Via G, Guininzelli, 56

© 2001 Tutti i diritti riservati

Prezzo di copertina € 21,70

 

 

 

 

Premessa

 

 

 

 

E’ dall’ormai lontano congresso A.N.A.N. di Firenze del 1976 che mi batto ( spero non inutilmente ) per porre in evidenza quale patrimonio complesso  e diversificato sia il fanciullo per le componenti psicologiche, biologiche ed educative che interagiscono in lui, tutte importanti e tutte da tenere in considerazione. In quel congresso, durante la tavola rotonda cui partecipavo in qualità di relatore, uno dei colleghi interlocutori mi disse: << Tutto ciò che affermi sottintende un vero e proprio asilo infantile ! >> Quelle parole mi colpirono profondamente: è da questa espressione che intendo partire e su di essa riflettere. L’intento era fin da allora quello di evidenziare come le mie idee di gioco, di “ pluralismo acquatico “, che sempre più andavano prendendo forma nella mia mente, contenessero un concreto significato educativo e come esse “ cozzassero “ con il pensiero dominante che era più limitato a un ristretto ambito tecnicistico, proiettato verso la ricerca immediata del talento. La mia preoccupazione sostanziale era di ripensare tutta l’attività a misura di bambino favorendo l’apprendimento “ a prima vista “  attraverso il gioco. L’idea era vista con sospetto da chi la riteneva piuttosto superficiale ed emotiva basata su di un generico spontaneismo rispondente solamente a bisogni ed esigenze momentanee. Naturalmente non si teneva nella giusta considerazione che nel periodo precedente al sesto anno di vita, e nel periodo immediatamente successivo, difficilmente è ipotizzabile un lavoro specifico, finalizzato al risultato poiché sono inesistenti o quasi i presupposti. Le capacità coordinative, ad esempio, destinate alla scelta e al controllo del movimento ( così importanti come vedremo in seguito ) non sono che allo stato iniziale. Solo un graduale miglioramento delle sensazioni cinestetiche  porta nel tempo, unitamente alla crescita del Sistema Nervoso Centrale, una maggiore coordinazione globale, fondamentale in un processo motorio come quello acquatico. Molto spesso, in maniera frettolosa e sconsiderata, abbiamo esasperato la nostra attività proponendo ai fanciulli modelli acquatici tipici dello sport per adulti sottovalutando l’opportunità di adeguarli  alle loro necessità: come poteva definirsi educativa una simile pratica ? Anche nella ginnastica si è andati alla ricerca delle acrobazie più complesse e pericolose  privilegiando  le  grandi  difficoltà  tecniche,  creando  diverse “ mini atlete ” dalle capacità incredibili atte a sopportare stoicamente quantità enormi di lavoro. Di recente, però, per evitare situazioni a dir poco imbarazzanti, l’età minima per gareggiare a livello internazionale è stata spostata a 16 anni. Persino il Mini-Basket e il Mini-Volley ( dei quali a parer mio va ripensata e corretta la denominazione ) hanno originato per diverso tempo interminabili discussioni a causa di un grande equivoco  di fondo: equivalevano essi alla pallacanestro e  alla pallavolo in miniatura o volevano essere forme ludiche di attività tendenti a perseguire soprattutto lo sviluppo delle premesse motorie su cui costruire successivamente i loro contenuti sportivi ? A tutt’oggi, pur rimanendo inalterata la validità di principio dei giochi in oggetto, si rende necessaria, quanto meno, la modifica del metodo. Uno sviluppo mirato delle prestazioni sportive, dunque, non poteva e non può prescindere da “ ciò che è adatto al bambino “. Voglio dire che, nel nostro caso, nella prima fase di impatto con l’acqua i movimenti devono essere molteplici, il più possibile variati, dinamici, evitando accuratamente  “ un carico unilaterale dell’apparato motorio e di sostegno “ come afferma Crotta. Certamente ciò non significa che il lavoro motorio infantile debba essere abbandonato, ma semplicemente rivisto, modificato, o, meglio, incanalato. Tale atteggiamento si impone, se ne avverte ormai la necessità, l’urgenza. E’  necessario che l’attività sportiva affronti con competenza la sfera dei processi di sviluppo infantili approfondendoli, sperimentando forme di attività che contengano una valenza pluridimensionale. Trasformare codesta affermazione in termini pratici, comporta, ovviamente, il ridimensionamento dell’insegnamento del nuoto tradizionale a favore di un’ampia formazione acquatica di base: gli esercizi stereotipati, meccanici, e ripetitivi in un'unica direzione, devono lasciare il posto a qualcosa di nuovo che implichi le più diverse abilità, che susciti nel fanciullo il più alto grado partecipativo e motivazionale. L’attività che mi propongo di illustrare si presta meravigliosamente e intende rispondere prioritariamente a simili premesse. “ Nabis sine cortice “ ( nuoterai senza sughero, senza “ ciambella “ diremmo noi… ),  sostenevano gli antichi romani. E’ un principio valido anche ai giorni nostri, ma senza fretta, senza inutili  pressioni,  lasciando  tempo  al   tempo.  D'altronde   abbiamo  già “ rubato ” ai bambini occasioni, spazio, qualche volta persino la speranza di vivere un momento magico, da protagonisti, dequalificando come irrilevante o vana la cosiddetta prima tappa, la base di partenza. Nuoto, Salvamento, Tuffi, Pallanuoto, Sincronizzato, rappresentano una stupenda miscellanea da cui apprendere una serie di abilità e di movimenti identificabili con veri e propri pezzi di bravura motoria. L’impegno sarà dimostrare come ciò sia realizzabile,  restando sempre fedeli alla filosofia basata sulla gioia di muoversi, sul piacere di partecipare. Solo investendo tutte le risorse nella ricerca o nella riscoperta di forme ludiche di attività intese come il più ampio contenitore di movimenti, si riuscirà a conseguire in seguito un apprendimento più agevole, più completo e razionale delle tecniche sportive.

 

 

 

L'autore

 

 

 

 

 

USO DELLA TAVOLETTA

 

...é un oggetto, questo, con il quale l’istruttore generalmente convive in maniera permanente. La si usa abitualmente durante i primi approcci con l’acqua. La si utilizza persino come... “galleggiante” con il rischio continuo di affondare dal momento che risulta oltremodo sfuggente...

 

  

 

 

USO DELLA PERTICA

 

...con questo attrezzo ho visto agire in tutti i modi: a mo’ di sostegno, a mo’ di traino, a mo’ di correttivo, ecc. Non ho alcuna particolare avversione contro le “canne di bambú” sempreché queste siano adoperate per gli usi consentiti che sono essenzialmente... quello della pesca sportiva o di diporto !...

    

Altre simpatiche immagini...

Tutte le immagini sono state realizzate dal disegnatore: Luca Magi

 

Arrivederci...

 

      Indice Generale

 

·        Presentazione

·        Ringraziamenti

·        Premessa

 

·       Cap. 1° - Percorso tecnico didattico di una scuola nuoto: suggerimenti e modifiche

- Uso della tavoletta

- Uso della pertica

- Uso dei braccioli

 

·       Cap. 2° - Ancora... sulla paura dell'acqua !

 

·       Cap. 3° - Esiste correlazione tra le attività motorie terrestri e quelle acquatiche ? Se esiste, si riduce con il passare degli anni e con l'inoltrarsi della specializzazione ?

 

·        Cap. 4° - Il concetto di multilateralità

- Storia di un maestro unilaterale

- ...e... di uno multilaterale

 

·       Cap. 5° - Scuola di nuoto: ipotesi di un nuovo progetto educativo. Creatività e interdisciplinarietà nelle esperienze acquatiche.

- La creatività

 

·       Cap. 6° - Esercitazioni per l'arricchimento e il perfezionamento della funzionalità senso-percettiva.

- La percezione visiva

- La percezione tattile

- La percezione cinestetica

 

·       Cap. 7° - Le capacità coordinative (formazione e perfezionamento).

- Le capacità coordinative generali

  - Le capacità coordinative speciali o prerequisiti funzionali

 

·       Cap. 8° -La capacità di equilibrio.

- Controllo dell' equilibrio statico

- Controllo dell'equilibrio dinamico

- Controllo dell'equilibrio in volo

 

·       Cap. 9° - Il processo di lateralizzazione e la strutturazione dello schema corporeo.

 

·       Cap. 10° - L'organizzazione spazio temporale.

- La conoscenza del tempo come presupposto fondamentale dell'apprendimento motorio

 

·       Cap. 11° - Il concetto di rilassamento e respirazione.

- Scoperta di sé

- Conoscenza di sé

- Controllo di sé

 

 ·       Cap. 12° - Esercitazioni di carattere generale per l'ampliamento delle esperienze motori in acqua.

- Il salvamento

- I tuffi

- La pallanuoto

- Sincronizzato

 

 ·      Conclusione

 

 

 

 

 

Il Prof. Giuseppe Bovi

Curriculum Vitae

 

Scirivimi:

giuseppebovi@hotmail.com

 

 

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